SAM FERRIS – INTERVIEW

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1. First of all, can you tell us a little bit more about you and why you shoot street photography?

ENG – I’m a failed academic who now works as a high school teacher. But in every spare, waking moment I have, I am making photographs or thinking about them. In my sleep, I’m dreaming them.

I think becoming visually literate started relatively early for me. I grew up in a house full of art books and magazines because my dad is a painter. As a kid, I would love to spend time in his studio and I wanted to be able to draw like him. I would pester him to teach me. He’d be patient, sketching things to demonstrate a concept, explaining the rules. One thing I distinctly remember is that he would always have a camera – a Canon SLR and 50mm – with him when we were driving somewhere and he would often stop to take photos of anything that he felt he could later use in a painting.

In 2008 I moved to Sydney to take up a position at a university. I didn’t know anyone who lived there, but jumped at the chance to escape from the stifling industrial suburbia of western Melbourne that I had lived in all my life. In Sydney I felt incredibly alone as I walked through the city streets and I began to bring a camera with me and make images during my daily routine. It started as a way of alleviating the stress of work then developed into a way of exploring and making sense of my experiences in this new environment. Years and thousands upon thousands of images later, I have a few pictures that I don’t hate.

ITA – Sono un mancato docente universitario che ora lavora come insegnante di scuola superiore, ma passo ogni singolo momento di veglia della mia giornata scattando fotografie o pensandoci. Mentre dormo, sogno fotografie.

La cultura visiva è stata parte della mia vita fin da molto presto. Mio padre è pittore, quindi sono cresciuto in una casa piena di suoi libri e riviste d’arte. Da bambino passavo moltissimo tempo nel suo studio e volevo imparare a disegnare come lui. Lo assillavo perché m’insegnasse e lui era molto paziente, mi mostrava idee e concetti tramite schizzi e bozze, mi spiegava le regole. Ricordo distintamente che, quando andavamo da qualche parte in macchina, portava sempre con sé una macchina fotografica – una Canon SLR con un 50mm – e si fermava spesso a fotografare qualunque cosa gli potesse tornare utile per i suoi dipinti.

Nel 2008 mi trasferii a Sydney per intraprendere un’occupazione all’università. Non conoscevo nessuno del posto ma colsi al volo l’opportunità di andarmene dalle soffocanti periferie industriali a ovest di Melbourne, dove avevo vissuto per tutta la mia vita. A Sydney mi sentivo molto solo per le strade della città e cominciai a portare con me una macchina fotografica, scattando immagini nel corso della mia routine quotidiana. Il tutto, quindi, è cominciato come un modo per alleviare lo stress da lavoro e si è evoluto in una sorta di esplorazione, di tentativo di mettere ordine nella mia esperienza in questo nuovo ambiente. Anni e migliaia su migliaia di foto più tardi, sono riuscito ad ottenere qualche scatto che non detesto del tutto.

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2. Where do you find inspiration for your photography?

ENG – Like most, I find inspiration in the work of other photographers and artists. There are many I admire with pictures and projects that I return to habitually because the images seem to hover around the periphery of my imagination. I think that’s a sign of strong work – it stays with you for some time after viewing.

In terms of my personal approach, the city and the light in Sydney have become a driving force. It amazes me anew each time I make photographs. For me, there is nothing more beautiful than the oblique light in Sydney and the way it renders the world.

ITA – Come la maggioranza delle persone, trovo ispirazione nel lavoro di altri fotografi e artisti. Ce ne sono molti che ammiro e sulle cui immagini continuo a tornare regolarmente, poiché sembra che rimangano sempre a gironzolare nelle zone periferiche della mia mente. Credo che sia la caratteristica di un buon lavoro – il potere di “restare” con te per molto tempo.

Per quanto riguarda il mio approccio personale, la città di Sydney e la sua luce sono diventate per me una forza trainante. Mi sorprendono ancora, ogni volta che scatto una fotografia. A mio avviso non esiste niente di più bello della luce obliqua di questa città e del modo in cui trasforma le cose.

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3. What do you look for in photography?

ENG – Normally, I go out to shoot with locations in mind that I know will be interesting in terms of light or people, but I tend to be a bit open minded about the sorts of images I might get. I think that it is, perhaps, the most addictive thing about taking photos on the street: you never know what is going to happen.

ITA – Di solito esco a scattare già diretto verso location in cui so che troverò luce o persone interessanti, ma cerco di essere flessibile riguardo le immagini che potrei ottenere. Penso che questa sia forse la cosa che crea più dipendenza del fotografare in strada: non sai mai cosa succederà.

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4. As a street photographer, what is your relationship with social network?

ENG – I’m not much of a social networker. I’m introverted and consider myself to be quite boring, so I mainly use social media to follow the photographers whose work I enjoy. I like following their endeavours more than promoting my own. Through Facebook, Flickr and Instagram I’ve connected to photographers from all over the world in a way that may not have been possible in the past. Seeing their new images, projects and publications is always inspiring.

ITA – Non sono un grande utilizzatore di social network. Sono introverso e in generale mi considero una persona abbastanza noiosa, quindi uso il social media principalmente per seguire i fotografi di cui apprezzo il lavoro. Preferisco assistere alle loro imprese piuttosto che promuovere le mie. Facebook, Flickr e Instagram mi hanno permesso di connettermi a fotografi di tutto il mondo, cosa che non sarebbe mai stata possibile in passato. Vedere le loro nuove immagini, i progetti e le pubblicazioni è sempre di grande ispirazione.

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5. Single photos or projects? Why?

ENG – For my own photographs, I was first concerned with making single frames that weren’t terrible and for a long time I wasn’t thinking much about series or projects. Relatively recently, now that I’ve amassed a significant amount of images, I’ve started to make sense of them through the emotions, themes or ideas for the narrative I want to educe. I have a few ongoing and long-term projects that I am developing and piecing together. I don’t know what will come of them or even if I’ll manage to finish a project, but I’m enjoying this way of working.

ITA – Per quanto mi riguarda, all’inizio mi concentravo semplicemente sul produrre singoli scatti che non fossero terribili, e per lungo tempo non ho mai preso in considerazione sequenze o progetti. Di recente, ora che ho ammassato una quantità d’immagini piuttosto significativa, ho cominciato a trovarci dei contenuti particolari e ad ordinarle con un approccio emotivo, attraverso temi o idee narrative che m’interessano. Ho qualche progetto a lungo termine che sto portando avanti, mettendo assieme i pezzi poco alla volta. Non ho idea di cosa diventeranno o se addirittura riuscirò a finirne uno, ma per ora mi piace questo metodo di lavoro.

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6. Do you think street photography is meant for telling stories or rather to shock and amaze?

ENG – There are certainly individual images that stand alone as powerful or emotive pieces of art, which confront the viewer or elicit questions from them; however, such pictures can also take on new meanings within the narratology of a series. Authorial intent and viewer perception may also change over time or due to the context in which the work is placed and shown. It’s an interesting and wonderful thing about the genre of street photography, or the medium of photography itself for that matter, that there is not one thing it is meant to do at any one time.

That said, narrative is important for me because my first love and all of my academic work has been in the field of literature. It’s probably a clichéd analogy, but I feel that a single image is a bit like a short poem: it can ‘shock’ and ‘amaze’ us with its arrangements of language and form, but it struggles to tell a complete story. In a similar way, I equate some photographic series with short stories that have clear thematic threads but end with ambiguity and leave us wanting more.

ITA – Esistono alcune immagini che riescono a vivere sole, opere d’arte emotivamente molto potenti, che spingono lo spettatore al confronto e al porsi domande; ciononostante, le stesse immagini possono assumere nuovi significati all’interno della narrativa di una serie. Sia l’intento dell’autore che la percezione dello spettatore possono comunque cambiare col tempo, o a seconda del contesto in cui il lavoro viene mostrato. E’ una cosa meravigliosa e singolare del genere street, o comunque del linguaggio fotografico in sé – che non mantiene un solo intento, non detta regole sul tempo o il modo in cui deve vissuta.

Detto ciò, la narrativa rimane un elemento molto importante per me, dal momento che la letteratura è stata il mio primo amore e che tutto il mio lavoro accademico ha sempre riguardato quel campo. Probabilmente si tratta di un’analogia piuttosto banale, ma penso che un’immagine singola sia un po’ come una breve poesia: riesce a stupire e meravigliare con le sue strutture di forma e linguaggio, ma fa difficoltà a raccontare una storia nella sua interezza. Similmente, potrei equiparare alcune sequenze fotografiche con delle storie brevi che hanno un tema evidente ma che finiscono in modo ambiguo, lasciandoci in sospeso e facendoci desiderare di sapere di più.

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7. Choose three of your photographs and talk about them.

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A – Circular Quay, 2014

ENG – Unlike much of my work, this image was shot on a winter morning – August at around 9 am – when the sun was just starting to dissipate the fog that was clinging to the city. I had a usual tutoring session with a student on Saturday mornings, but on that particular occasion he messaged me and asked if I could come in the afternoon instead. I was already on the train, so I stayed on it and arrived in the city where I had a few hours to make pictures. It was initially overcast and dull and I wasn’t having much success. But I was happy because it was the first time in quite a while that I had a couple of hours with nothing to do but take photographs. When the morning sun started to break through the fog, I could see something quite magical happening to the reflected light from the mirror-like glass surfaces of the tall buildings, and the phenomenon drew me close to the harbour where I could see one building in particular was beautifully illuminated. I shot there for about half-an-hour and initially wanted to use the cityscape as a background to people caught in the light, but it wasn’t very busy. As I was moving to try a different angle, I saw the birds fly right past me towards the buildings and light and I quickly took a couple of shots; not thinking I had gotten anything special nor that the birds would even be visible in the scene. It wasn’t until I looked at all of the images later that this particular frame stood out.

ITA – A differenza della gran parte del mio lavoro, questa fotografia fu scattata in una mattina d’inverno – in agosto, verso le 9 di mattina – mentre il sole cominciava appena a dissolvere la nebbia avvinghiata alla città. In quel periodo, di sabato mattina, tenevo delle lezioni private per uno studente, ma quel giorno mi mandò un messaggio per chiedermi di spostare il tutto al pomeriggio. Ero già sul treno, quindi decisi di restarci, per poter poi sfruttare quelle poche ore in città per fotografare. All’inizio il tempo era fosco e coperto e non stavo ottenendo molti risultati, ma ero felice di avere finalmente, dopo tanto tempo, qualche ora libera per scattare. Quando il sole mattutino cominciò finalmente a diradare la nebbia, vidi che la luce si rifletteva sulle superfici specchiate dei grattacieli, creando un effetto quasi magico, e mi diressi verso il porto, dove mi sembrava di vedere che un edificio in particolare fosse illuminato stupendamente. Scattai lì per circa mezz’ora, con l’intenzione iniziale di usare la città come sfondo per le persone che passavano sotto la luce, ma non c’era molta gente. Mentre mi spostavo per cercare un’angolazione diversa, vidi degli uccelli volarmi vicino, proprio in direzione degli edifici colpiti dalla luce, e scattai velocemente un paio di foto; pensavo di non aver ottenuto nulla di che, o addirittura che gli uccelli non sarebbero stati visibili. Quando poi riguardai gli scatti, più tardi, questa immagine in particolare mi colpì.

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B. Martin Place, 2014

ENG – This image was made on Melbourne Cup Day, the most famous horse racing event in Australia. Touted as ‘the race that stops the nation’, it always falls on a Tuesday and in Melbourne, where I lived most of my life, the day is given as a public holiday. In Sydney, however, where this image is taken, it’s business as usual but that doesn’t quell the celebrations. Many of the big companies in the city mark the day with employees dressing up in racing regalia, running sweepstakes, copious lunch hour drinking and – of course – stopping work to view or listen to the main event. On my way back from school, I got into the city just after the day’s racing was finished. I had heard news filter through that during the races two horses had died. It could have just been my perceptions, but it felt like there was a sombre mood around the usual jovial race day hub set up in Martin Place. This photo shows a woman, who dressed for the day, sitting down on one of the benches in Martin Place and about to light a cigarette. When reviewing the image later on, I liked the way the posture of her legs matched that of the horse balloon and the way she is lit by the reflected light.

ITA – Questa foto fu scattata il giorno della Melbourne Cup, l’evento di corse di cavalli più celebre d’Australia. Conosciuta come “la corsa che ferma la nazione”, cade sempre di martedì e a Melbourne, dove ho vissuto per gran parte della mia vita, il giorno è riconosciuto come festività pubblica. A Sydney, tuttavia, dov’è stata scattata questa fotografia, è un normale giorno feriale, ma questo non placa comunque le celebrazioni. Molte delle grandi aziende della città festeggiano vestendo i loro dipendenti in uniforme da gara, indicendo lotterie, organizzando grandi pranzi e bevute e, naturalmente, fermando il lavoro per assistere al grande evento. Al ritorno da scuola, arrivai in centro appena conclusa la corsa. Avevo sentito circolare la notizia che due cavalli erano morti durante la gara e avevo l’impressione che un umore cupo intaccasse l’atmosfera solitamente gioiosa nel centro di ritrovo a Martin Place. Questo scatto mostra una donna, vestita a festa per l’evento, seduta su una delle panchine della piazza, nel procinto di accendersi una sigaretta. Quando riguardai l’immagine più tardi quel giorno, mi piacque il modo in cui la posizione delle sue gambe richiamava quella del palloncino a forma di cavallo e il modo in cui veniva colpita dalla luce riflessa.

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C. Martin Place, 2015

ENG – During the winter months I don’t get many opportunities to shoot. My commute to and from work is roughly three hours each day so without the time afforded by daylight savings, I often find myself in transit while the last flittering embers of autumn and winter light are dwindling. Around September, the daylight hours start getting longer and if sprint out the school gates on the bell, I can just make it in time to catch a half-hour or so of light through the city. This image was made on one such occasion last year where I made it in time to Martin Place, one of Sydney city’s busiest thoroughfares and best locations for direct and reflected light. After months of pent-up frustration at not shooting much, I went at it like a person possessed. The light and corralling of people on their way home brought me to this crossing and I managed to make a frame where everything came together. Unlike most images that reveal themselves in the editing process, I had the feeling this one was ‘right’ from the moment I pressed the shutter.

ITA – Nei mesi invernali non ho molte occasioni di fotografare in città. Il mio viaggio da pendolare di andata e ritorno dal lavoro dura in tutto circa tre ore ogni giorno, quindi, con le poche ore di luce diurna offerte dalla stagione, mi trovo spesso in viaggio mentre gli ultimi bagliori di luce si stanno esaurendo. Verso settembre, le giornate cominciano ad allungarsi e, se esco in fretta dai cancelli della scuola appena suona la campanella, riesco a sfruttare una mezz’ora di luce. Questa foto è stata scattata in una di queste occasioni, l’anno scorso; ero riuscito ad arrivare in tempo a Martin Place, uno dei punti di passaggio più frequentati di Sydney, oltre che una delle location migliori in città per quanto riguarda il modo in cui la luce cade e si riflette sulle cose. Dopo mesi di frustrazione repressa per le poche opportunità di fotografare, mi ci tuffai come fossi stato posseduto. Seguendo i vari raggruppamenti di persone arrivai a questo incrocio e riuscii a trovare un’inquadratura in cui tutto si incontrava perfettamente. A differenza della maggior parte delle immagini, che in un certo senso si “rivelano” nel processo di postproduzione, in questo caso avevo la sensazione di aver ottenuto un’immagine perfetta nel momento stesso in cui avevo premuto il pulsante di scatto.

Traduzioni a cura di Giulia Rioda.

Matteo Sigolo
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