CHRIS FARLING – INTERVIEW

You can find Chris here:

Observe Collective | Flickr | Facebook | Interview with Erik Kim | Street Shootr

First of all, can you tell us a little bit more about you and why you shoot street photography?

ENG – The two autobiographical factors most relevant to why I shoot street photography (other than the unfortunately obvious one of being a white male, ha!) are being a big city guy and coming from an improvisational music background. Living amidst the bustling street life of NYC and its diverse mix of people makes street photography seem a boundless well of potential pictures waiting to happen, as long as you bring your camera along wherever you go. City life is also much more enjoyable when you try to attune yourself to what’s going on around you and really look rather than retreating within yourself and only seeing things as nuisances or obstacles as you go about your day. As someone who plays jazz saxophone, I also found the improvisational nature of street photography to be a natural fit.

ITA – I due fattori autobiografici più rilevanti per cui faccio street photography (a parte quello, purtroppo piuttosto ovvio, di essere un maschio bianco [caucasico, ndt.]) sono l’abitare in una grande città e il mio background da musicista d’improvvisazione. La vita a New York, con le sue strade movimentate e il suo variegato mix di persone, fa pensare alla street photography come ad un infinito pozzo di potenziali fotografie che aspettano solo di essere catturate – basta portarsi sempre dietro la macchina fotografica. La vita di città, poi, diventa molto più piacevole quando cerchi di entrare in sintonia con ciò che ti sta attorno, guardando e facendo attenzione, piuttosto che chiudendoti in te stesso e vedendo tutto come una seccatura o un ostacolo alla tua vita quotidiana. Inoltre, essendo io un sassofonista jazz, sento il lato “improvvisato” della street photography molto calzante alla mia natura.

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Where do you find inspiration for your photography?

ENG – Inspiration is something that you can actually get too much of, because you want time to process each bit of inspiration before being overwhelmed by something else. So I don’t study photobooks all that often, though it’s a great resource when you need a boost or something to think about. I also find inspiration in looking at what others are doing around the globe when I come across their work on Facebook or Flickr or whatever. Regularly reviewing the pool of submissions for Observe Collective’s Street Fight! group on Flickr is a useful practice for me in the sense that the best work I come across inspires and often amazes me, and all the more so when juxtaposed with lesser shots that fail for various reasons.

ITA – Trovo che a volte l’ispirazione possa diventare anche troppa, perché spesso servirebbe tempo per metabolizzare ogni singolo spunto, prima di venire distratto o sopraffatto da qualcos’altro. Per questo non consulto libri fotografici di frequente, anche se possono essere ottime risorse per quando hai bisogno di una spinta o di qualcosa su cui riflettere. Trovo l’ispirazione anche guardando ciò che fanno altre persone in giro per il mondo, il loro lavoro su Facebook, Flickr, o altre piattaforme. Un buon esercizio per me è il recensire regolarmente le foto pubblicate nel gruppo Flickr “Observe Collective’s Street Fight!”, nel senso che le foto migliori che vedo mi ispirano e stupiscono, tanto più se contrapposte a scatti minori, che per varie ragioni non funzionano.

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What do you look for in photography?

ENG – There’s no real template and it’s always shifting, partly because what you’re looking for is informed by what you’ve already seen. That said, ambiguity and complexity lie at the heart of most successful images-something extra that makes you want to linger.

ITA – Non ho schemi, è una cosa che cambia di continuo, anche perché quello si cerca è spesso basato su ciò che si è già visto. A parte questo, l’ambiguità e la complessità stanno spesso alla base di un’immagine riuscita; quel qualcosa in più che fa venir voglia di soffermarsi.

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As a street photographer, what is your relationship with social network?

ENG – We’re in therapy and it’s not looking good…

ITA – Al momento siamo in terapia, e pare che non vada molto bene…

Single photos or projects? Why?

ENG – I guess I’d rather look at projects with the extra layers of depth in meaning and sequencing. I also like that projects can give a home to quieter images that might not puff their chest out enough to be great single images. Yet, when I’m out shooting, I prefer the blank slate of being able to go in whatever direction I’m pulled. So, to be perfectly selfish, projects for other people and single images for me, at least for now.

ITA – Direi che preferisco i progetti per quanto riguarda la stratificazione di significati, i diversi livelli di profondità e la sequenzialità. Mi piace anche il fatto che nei progetti possono entrare immagini più modeste, che magari non avrebbero la spinta individuale necessaria per funzionare come foto singole. In realtà però, quando esco a scattare, preferisco la sensazione di potermi muovere in qualunque direzione e fare ciò che voglio senza avere restrizioni o seguire tematiche. Quindi, parlando egoisticamente, direi progetti per le altre persone e immagini singole per me, almeno per ora.

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Do you think street photography is meant for telling stories or rather to shock and amaze?

ENG – I think somewhere in the middle is what satisfies me the most. I’m reading this question as being largely about how much the photographer should metaphorically “intervene” in the scene-is the goal to invisibly record what is happening externally without comment and without any effect on the scene, or, at the other end of the spectrum, is it to construct something that is predominately psychological, even if it has external subjects? There’s room for all types of approaches, but I’m most drawn to street photographs that are basically observational but with an authorial touch that informs how the photograph may be read yet doesn’t dominate.

ITA – Una via di mezzo è la cosa migliore per me. Credo che questa domanda parli di quanto e come il fotografo debba “intervenire”, metaforicamente parlando, sulla scena fotografata; bisogna documentare ciò che accade all’esterno senza commentare o interpretare, restando invisibili, o, al contrario, costruire sulla scena qualcosa di psicologico, interiorizzare dei soggetti esterni? Tutti gli approcci possono andar bene, ma per me la street photography è sostanzialmente osservare, dando comunque una certa interpretazione alla foto, che non sia predominante o invasiva, ma che dia un’idea di come l’immagine può essere letta.

Choose three of your photographs and talk about them.

recall

ENG – What makes this interesting to me is the way different people might approach a shot. I had stumbled upon someone else’s photoshoot with a model and he was taking a very different approach—he was practically on the ground for a dramatic angle with the backdrop of the flag billboard in Times Square in a tight shot. So I tried to do something different and frame it up in a way that made sense from my vantage, trying to incorporate the signage and the passing van with the unusual form of her pose.

ITA – La cosa interessante di questa foto, a mio avviso, è l’approccio diverso che ogni persona può avere con uno scatto. Mi ero imbattuto in un servizio fotografico, e il fotografo, praticamente steso a terra, stava inquadrando la modella da un’angolazione piuttosto teatrale, tenendo lo schermo con la bandiera americana di Times Square stagliato sullo sfondo. Decisi quindi di sfruttare la cosa a mio vantaggio e di adottare un approccio diverso, cercando di incorporare gli elementi di segnaletica e il furgoncino di passaggio assieme alla posa insolita della modella.

purple

ENG – This one is memorable for me because it was taken at a coffee shop that I go to regularly and where I normally wouldn’t think of taking a photo. The light rarely enters at that angle—only for a few days a year I think—and if it does, it only lasts for a short while. Sometimes I allow for too much of a division between times when I’m taking photos and times when I’m just chilling and this shot helps to remind me why it’s good to always stay alert to photographic opportunity no matter what.

ITA – Questa per me è memorabile, perché è stata scattata in un caffè che frequento regolarmente, e in cui non avrei mai pensato di fotografare. È molto raro che la luce vi entri in quel modo – credo succeda solo per pochi giorni all’anno – e se lo fa, dura solo qualche istante. A volte mi sembra di separare troppo nettamente i momenti in cui fotografo e quelli in cui sto tranquillo a rilassarmi, e questa immagine mi ricorda che è sempre bene stare all’erta e tenersi pronti ad opportunità fotografiche in qualunque momento.

heroes

ENG – This photo is typical of my style, in that it’s kind of reflexive and automatic and taken on the move. I like the coincidence of the rim light on the Heroes sign in the background, which I admit I didn’t process consciously in the moment—I was focused primarily on emphasizing the sunglasses echo. It reinforces my feeling that part of photography is being open to serendipity—it’s easy to be too calculating in the digital age and I still feel like part of the magic of photography is to be surprised, even by what ends up in your own photos.

ITA – Questa foto è tipica del mio stile, in quanto istintiva, scattata in movimento e nata da un riflesso automatico. Mi piace la coincidenza dell’effetto di luce sulla scritta “Heroes” sullo sfondo, che ammetto di non aver calcolato consciamente nel momento di scatto – mi stavo concentrando sull’enfatizzare il riflesso del sole sugli occhiali. Il risultato conferma la mia convinzione che parte del processo fotografico sia sempre sottoposto al caso e alla fortuna; nell’era digitale si rischia di essere troppo accorti e calcolatori, quando in realtà, a mio parere, parte della magia della fotografia è quella del venire sorpresi, anche da ciò che puoi trovare nelle tue stesse foto.

Traduzioni a cura di Giulia Rioda

Matteo Sigolo
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